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06/09/2007
Lavorare per il bene comune si può
Politica e libertà
“Perché camminiamo all’indietro? Forse non viviamo in un paese libero? Ognuno non può camminare come più gli piace?”
Mi chiedo a volte quando possiamo definirci liberi. Molto del nostro comportamento è condizionato dal non sentirci liberi. Situazioni esterne ci condizionano continuamente, fino al punto di snaturarci, pur di mantenere le sicurezze di cui ogni giorno abbiamo bisogno.
Ricordo che un giorno, ad una amica assessore, ingessata dalla politica fino al punto di non saper più decidere, consigliai di svendere i mobili dell’assessorato, come unico gesto di libertà, per riconquistare almeno per sé la dignità. Fortunatamente non lo seppe fare, ma non fu più assessore; probabilmente per scelta personale, dopo essersi scontrata con il sistema della politica.
Purtroppo, da alcuni anni la politica è ancor più peggiorata, il sistema spinge tutti contro tutti, alla ricerca di un elettorato sempre più risicato e personalistico. Continui sono gli scontri all’interno della stessa coalizione, dello stesso partito, della stessa linea politica. A volte sono meno forti gli scontri con le opposizioni, con le quali si sperano alleanze! Questo determina in chi fa politica uno stato di distacco dalla realtà, con l’identificazione di chiunque sia diverso da sé, come nemico da combattere o da contrastare.
Questo incide nell’amministrazione della città, che diventa lenta e difficile. Molte azioni non vengono realizzate, perché potrebbero creare benefici all’ipotetico avversario o, se realizzate, non sono volte primariamente al bene comune, ma al futuro politico personale. La frammentazione dei compiti in più assessorati (dovuto alla necessità politica di compensare le diverse fazioni vincitrici), specialmente nel caso di tematiche sociali, crea livelli di competenza che non aiutano nel raggiungimento degli effettivi obiettivi del bene della città. Ad esempio, l’assessore alla scuola non agisce perché i benefici potrebbero tornare a favore di chi ha la delega ai giovani. L’assessore alla famiglia non parla con quello alla scuola, così vengono realizzati due corsi sulla famiglia, uno per ciascun assessore e, come diceva Totò, “e io paago”.
Come cittadini ci troviamo di fronte non alle sperate coalizioni politiche legate da amicizia ed ideali, ma bensì ad uno studio associato che sta insieme solo per risparmiare l’affitto della sede (i costi della politica). A volte questi condizionamenti escono dal palazzo e cercano di condizionare anche il volontariato. Così, c’è la corsa alle feste, alle iniziative, agli interventi, come se il volontariato fosse un concorrente politico da combattere e non un alleato con cui costruire le politiche del territorio.
Allora, forza! Facciamo tutti un passo indietro, considerando che solo il lavorare per il bene pubblico è Politica e segno di libertà.
(editoriale alla newsletter n.35/2007 del CSV padovano di Alessandro Lion, direttore)
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